Cosa sono gli HYIP?


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Che cos’è un HYIP?
In origine Hyip stava per High Yield Investment Program ovvero Programmi di Investimento ad Alto Rendimento. Si tratta di un nome che veniva assegnato a dei fondi di investimento comuni a cui una persona poteva partecipare e che investono in specifici settori economici e finanziari dando vita a rendimenti decisamente alti che vanno a essere divisi fra tutti i partecipanti in base alla quota.
Gli hyip esistono da molti anni.
Negli anni passati erano relegati ad essere delle forme di investimento di nicchia, riservati solo a investitori dotati di un capitale di investimento notevole. Parliamo di cifre di 100.000 € o simili.
Come è facile capire, è ovvio che questi programmi di investimento non siano dedicati a chi ha il cuore debole o chi pensa di mettere i soldi nel salvadanaio.
Basta semplicemente dare un occhiata, ad esempio, alle operazioni di borsa per rendersi conto che esistono operazioni finanziarie che permettono guadagni paurosi. Ma che, al contempo, possono includere il rischio di perdita non solo del potenziale interesse che può essere generato ma anche del capitale investito.
Con l’avvento di internet, qualcuno ha pensato che questi programmi di investimento ad alto rischio potessero essere collocati al vasto pubblico. Soprattutto perchè certe operazioni vengono gestite in nazioni che consentono tassazioni favorevoli oppure che consentono proprio un tipo di operazione che da altre parte non sarebbe possibile.
E non parliamo di operazioni criminali quanto di operazioni finanziarie che, alcuni interessi forti in taluni paesi hanno tutta la convenienza a boicottare.
Così nascono gli Hyip su internet.
O meglio nascono moltissimi siti che si propongono essere il portale di accesso e comunicazione fra il micro-investitore e questo settore, prima precluso, di investimenti potenziali ad alto rendimento.
Come meglio specificheremo dopo, appare evidente che moltissimi individui o gruppi più o meno organizzati cercano di accodarsi a questo nuovo presentarsi sul mercato, e mettere su internet siti che non sono dei veri hyip ma solo dei programma basati su schemi Ponzi di tipo piramidale in cui gli ultimi investitori pagano gli interessi ai primi.
E’ decisamente utile ricordare che, ora come ora, la parola hyip non indica più i programmi reali di investimento ma SOLO e UNICAMENTE i siti che pretendono di esserlo.
Quindi parleremo di hyip riferendoci non a società e neppure a progetti di investimento ma SOLO a siti web che, a fronte di un deposito di denaro, promettono rendimenti di vario genere e in varie forme.
Gli Hyip promettono guadagni a 2 cifre mensili. Lo promettono ma, come vedremo più avanti, una delle prime REGOLE del mondo hyip (quello dei siti di investimento on line) è che non c’è nessuna regola.

Gli Hyip sono sicuri?
Chi effettua questa domanda non ha capito la spiegazione di cosa siano gli hyip. Ed è meglio che si rilegga a fondo la prima definizione di queste faq. Gli hyip attualmente sono solo dei siti internet che DICHIARANO di effettuare investimenti (di vario genere o natura).
Essi sono assolutamente poco sicuri per definizione.
Non lo sarebbero neppure se fossero dei veri investimenti, figuriamoci nel caso concreto in cui, per la stragrande maggioranza, non lo sono.

Gli Hyip sono, quindi, una truffa?
In linea di massima la risposta è si. Ovvero, come ricordava la prima regola degli hyip, non c’è nessuna regola.
Gli hyip operano in un limbo non regolamentato costituito dall’intero web planetario e non hanno confini nazionali. Questo comporta che non ci sia nessuna possibilità di tutelarsi in caso di frode.
Probabilmente progetti ad alto rendimento di tipo privatistico esistono e forse qualcuno si riferisce a questi usando il termine hyip. Ma ricordiamo che ormai, nel lessico comune, la parola va a designare (come ricordato) semplicemente dei siti web che offrono rendimenti a fronte di investimenti.
Questi per la quasi totalità sono schemi piramidali senza alcun investimento di sorta. Non è possibile stabilire la percentuale di hyip-truffa ma se operiamo con l’idea che tutti lo siano, otteniamo una buona base operativa.
I programmi hyip mentono su quasi qualunque cosa. Pubblicano indirizzi fasulli e nominativi inventanti. Registrano società presso paesi off-shore che sono solo scatole vuote. Oppure affittano uffici di rappresentanza che chiudono, all’occorrenza, in una notte.
Anche quelli più realistici, dove si richiedono documenti e si fanno firmare contratti, se conosciuti via internet sono per il 99% collocabili nel meccanismo della truffa.

Ma con gli Hyip si possono guadagnare denari?
Per quanto la risposta a questa domanda possa sembrare in contraddizione con la precedente risposta, essa è inequivocabilmente SI.
La seconda regola del mondo hyip è: se pensi che gli hyip non siano dei veri investimenti finanziari ma solo delle truffe, allora puoi guadagnare. Se pensi che gli hyip siano investimenti finanziari o vere società di investimento, allora perderai i tuoi soldi.

Gli Hyip sono affidabili?
Gli Hyip non sono affidabili. Anzi una buona regola è quella di non credere mai a quello che un hyip dice e sostiene.

Come si può guadagnare con gli Hyip se questi sono delle truffe?
Gli Hyip sono una potenziale perdita di denaro perchè non sono quello che dicono di essere.
Se si conosce bene il mondo hyip, si cominceranno a conoscere le leggi (non scritte nè esposte) che ne regolano il funzionamento.
A quel punto si possono sfruttare le potenzialità del sistema a proprio vantaggio. Questo comporta sempre dei rischi, ovviamente, ma l’entità di questi rischi è determinata da quanto noi intendiamo giocare in questo particolare gioco.

E’ lecito investire negli Hyip?
Questa è una domanda particolarmente complessa perchè il mondo intero da anni si interroga su come giuridicamente deve essere inquadrato l’intero mondo di internet.
Internet ha disintegrato alcuni sistemi normativi e giuridici che risalivano al vecchio diritto romano.
Avendo creato delle situazioni nuove e impensabili fino a 20 anni fa sta di fatto mettendo alla prova gli studiosi del diritto per trovare nuovi equilibri che siano un giusto mezzo fra i diritti di libertà di chiunque e il diritto a vedere tutelati i propri interessi dall’altra
Da un punto di vista semplice, nessuno può impedire ad un utente internet di andare su un sito e depositarvi dei denari. Nè si vede perchè questo diritto debba essere tolto, essendo una piena libertà da parte dell’utente.
D’altro canto gli hyip si offrono sul mercato con una palese bugia di fondo ovvero che essi siano dei programmi di investimento. Gli hyip quindi non hanno le autorizzazioni per offrire questo genere di prodotti nè intendono richiederle perchè, di fatto, non li offrono.
In molti paesi non è legale operare come un hyip. In Italia non lo è. Cioè un hyip, in Italia, non può sottoporre al pubblico sollecitazioni di pubblico risparmio presentando piani di investimento.
Un hyip, viceversa, potrebbe proporsi come un puro gioco e, di fatto, rientrare in un’altra categoria.
Quindi non vi è una risposta univoca alla domanda.
Di sicuro non vi sono leggi o normative che puniscano il fatto di depositare i propri soldi negli hyip.

E’ etico guadagnare dagli Hyip?
A questo è facile rispondere. Però lo farò con un’altra domanda. E’ etico guadagnare dalla borsa o dalle transazioni di moneta? Che gli Hyip siano schemi piramidali o veri investimenti poco importa. In ogni caso i soldi che ti pagano vengono dai soldi persi da qualcun altro. Come per la borsa o come per il forex.
Possiamo quindi chiederci se l’intero sistema finanziario mondiale sia etico.
A voi la risposta.


Le banche nell’occhio del ciclone! Ma che strano?


468x60 1 Le banche nellocchio del ciclone! Ma che strano?
E’ sotto l’attenzione di tutti quanto è successo questo scorso sabato a Roma nell’ambito della manifestazione contro le banche e il sistema finanziario europeo e mondiale.
Promossa come la manifestazione degli indignados, degli indignati sarà sicuramente ricordata anche (o forse solo) per la manifestazione dei black bloc o, comunque, della distruzione di varie vie e negozi della nostra amata città eterna.
Tralasciando tutti gli aspetti prettamente di cronaca della vicenda e le dietrologie politiche sul chi abbia agito per distruggere e perchè, rimane un fatto che in un blog economico come il nostro non possiamo non evidenziare.
Sta crescendo la consapevolezza sul fatto che c’è qualcosa nel sistema finanziario mondiale e sul ruolo delle banche che non va.
E non intendiamo prendere nessuna posizione politica a riguardo. Ma solo una posizione di tipo accademico e di tipo razionale-analitico.
Perchè le banche sono nell’occhio del ciclone, per dirla in parole povere?
Qualcuno disse (credo fosse Abramo Lincoln) che si può ingannare qualcuno per sempre e tutti per un periodo ma che non si può ingannare tutti per sempre.
Il sistema bancario mondiale dovrà fare i conti con questo aforisma, che nasconde però una grande verità sociale.
Dovremmo partire dal concetto di cos’è una banca per comprendere qualcosa. Perchè dai concetti base non si parte mai.
Un banca è una struttura che riceve del denaro da alcuni elementi di una società per conservarlo e proteggerlo e che lo presta ad altri elementi della società che ne facciano richiesta dietro il pagamento del servizio.
La sua funzione è quella di permettere che il denaro (un simbolo della produzione di una società) inutilizzato in alcune aree abbia la possibilità di andare a svilippare la sua energia potenziale in altre aree della società.
Le banche hanno (avrebbero) quindi una funzione di utilità sociale molto spiccata. Se si limitassero ad essere delle istituzioni che accettano i depositi dei loro clenti e che ne gestissero la conservazione, sarebbe tutto più semplice. I conti correnti sarebbero delle sorta di depositi di sicurezza e le banche non sarebbero diverse da un qualcosa come Paypal o come le monete elettroniche tipo Alert Pay o Liberty Reserve.
Un servizio utile, veramente utile.
Ma le banche, per loro scelta tra l’altro (non dimentichiamo che sono proprio queste imprese che spendono milioni di euro per promuovere i loro servizi di finanziamento in ogni modo e su ogni luogo. Provate a scrivere “mutui” su Google e vedrete quanti link a pagamento di banche saltano fuori!), hanno deciso di prendere questi depositi e usarli per il “prestito”.
Ah, il prestito! Quale parola densa di significati ed emozioni…..
Innanzitutto prendiamo la parola prestito e la trasformiamo in “credito”. Che fa più fashion e più style. Scusate l’ironia.
In ogni caso, Le banche accettano depositi e cercano individui e imprese a cui girare questi depositi dietro pagamento.
Ma funziona proprio così. NO. E qui sono nati tutti i problemi.
Le banche non prestano i soldi che raccolgono con i depositi di chi li ritiene di fiducia. O almeno non si fermano a questo.
Ogni banca comincia a gestire il proprio potenziale di credito (i soldi che possono prestare) in base a meccanismi via via sempre più complicati. Di base, per andare alla sostanza, generalmente prestato di più di quanto abbiano raccolto basandosi sul criterio (denominato riserva frazionaria!) che se in cassa hanno 10 possono prestare più di 10 tanto non può capitare che chi ha depositato ritiri nello stesso momento e metta quindi la banca in rischio fallimento.
Cioè io ho 100 milioni di euro depositati provenienti da 10.000 persone e comincio a prestare ad altre persone molto più dei 100 miloni. In alcuni casi fino a 10, 15 o 20 volte di più. Tanto è abbastanza improbabile che tutte e 10.000 le persone ritirino i soli contemporaneamente.
E poi, nel peggiore dei casi, io banca mi farò prestare  i soldi mancanti da un’altra banca.
Questo fatto, da solo, ha portato tutte le istituzioni bancarie a perdere il controllo della mole di prestiti (credito) erogati a vario titolo a imprese e privati.
SOLO QUESTO.
Se a questo ci aggiungiamo che molte banche hanno incluso nelle loro “attività” patrimoniali il possedere titoli di debito pubblico di stati che vivevano anch’essi sul debito, il cerchio si chiude.
Mi chiedo perchè si perda tempo a cercare le cause dei problemi del sistema finanziario mondiale ed europeo?
Nella prima parte di questo articolo, parlavano del concetto di “riserva frazionaria” ovvero della quantità di soldi che una banca può prestare in base ai soldi depositati nelle sue casse.
Per una questione di chiarezza, sarebbe utile fare un passo indietro e comprendere bene
cosa fanno esattamente le banche?
Ovvero quale funzione svolgano nell’ambito della società e tessuto economico in cui operano.
Questo concetto (esaminare la funzione e l’utilità che un operatore economico svolge all’interno del contesto economico che si sta esaminando) è qualcosa di poco approfondito sia nei testi economici universitari che nelle pubblicazioni della materia.
E quindi, completamente dimenticato dagli “esperti” che in Tv e nei giornali sproloquiano di temi economici e finanziari.
Ogni cosa deve, e ripeto DEVE avere un’utilità collettiva per poter essere inserita in un contesto economico. Considerare solo l’utilità del singolo o della minoranza che ha benefici da quell’attività porta a conclusioni completamente folli.
Ad esempio, coltivare papavero da oppio, raccogliere i suoi prodotti, lavorarli e produrre eroina da spacciare sul mercato è un’attività profondamente redditizia. Per tutti coloro che vi partecipano. Forse i contadini dei paesi poveri che svolgono la parte “sporca” del lavoro guadagneranno una miseria nei confronti delle organizzazioni criminali che portano la droga, dopo i vari passaggi, al consumatore finale.
Ma è risaputo che se si vuole fare i soldi in fretta, spacciare droga è uno dei modi più veloci.
Nessun marketing, nessuna grande spesa di investimento, niente tasse, mercato con richiesta sempre ai massimi livelli.
Ma produrre e consumare droga, veleno chimico assolutamente dannoso per la salute del singolo e per la salute mentale della società, è SBAGLIATO in quanto non utile. La droga è un disastro per una società in cui essa circola. Danneggia e sottrare risorse che potrebbero essere destinate a produrre qualcosa di utile.
Quindi, quale è la funzione delle banche? O quale dovrebbe essere, visto che questa funzione non la stanno assolvendo come dovrebbero (in alcuni casi non la assolvono per niente).
La loro funzione è quella di prendere risorse non utilizzate in alcuni punti della struttura economica per porli al servizio di altri parti della struttura economica in cui verrano utilizzate per produrre ancor più ricchezza.
Chiaro? Spero di si. Mandatemi un commento nel caso in cui non lo fosse.
A questa funzione principale si accompagnano tutti quei servizi accessori che ormai sono diventati egualmente utili, quali il servizio dei conti correnti e di tutte quelle piccole utilità che una banca può fornire (bancomat, incasso assegni, etc., etc.).
Quindi dove è il nocciolo della situazione? Se le banche non svolgono la loro funzione (descritta qui sopra) la loro utilità è ridotta ai soli servizi di minore entità (bonifici, deposito contanti, etc.).
A quel punto dovrebbero trasformarsi in un’agenzia di servizi e nient’altro e smettere di essere banche. Avete presente i “money transfer”? Vedete come si occupano di spostare soldi svolgendo una funzione utile ma senza assurde complicazioni finanziarie?
E il cliente paga il servizio. Ed è contento. E tutto funziona bene.
Quindi non è per niente strano che le banche siano nell’occhio del ciclone.
Le banche sono responsabili di questo tracollo finanziario.
Lo hanno causato in decenni di operazioni finanziari simili a trucchi da prestigiatore (ne riparleremo più avanti) e allontanando il concetto di guadagno (concetto lecito che spinge tutti a stare meglio) dall’economia reale per portarla nella finanza virtuale.
Ezra Pound disse che i politici sono i camerieri dei banchieri.
Per quanto tempo andrà ancora avanti che i governi penseranno che aiutare le banche (AIUTARE LE BANCHE, ma come si può!!!!) sia più importante (PIU’ IMPORTANTE!!!! ma come si può!!!!) che aiutare i cittadini e aiutare le imprese.
Per oggi, grazie per l’attenzione.

Cosa fare di un milione di euro?


468x60 1 Cosa fare di un milione di euro?
Diciamoci la verità!
Chi di noi non ha mai dedicato un quarto d’ora del suo tempo a fantasticare sul come spendere un milione di euro nel caso in cui si dovesse diventare proprietari di questa cifra.
Cosa faresti tu se possedessi un milione di euro? Io per non sbagliarmi, tanto stiamo fantasticando, mi immagino cosa farei se avessi magicamente vinto 67 o 102 milioni di euro.
Tanto non costa niente aumentare le cifre.
A parte questo, immaginare cosa si farebbe se si venisse improvvisamente in possesso di una certa cifra è un esercizio utile. Anche da un punto di vista strettamente scolastico.
Non è un caso, infatti, che moltissimi neo-milionari siano tornati ad essere dei poveracci o delle normali persone (come prima dell’incredibile afflusso di denaro nelle loro mani) dopo pochissimo tempo. Anzi la norma è che entro 5 anni le persone non abili che entrano in possesso di cifre a 6 zeri, ritornino nella loro precedente condizione finanziaria.
Questo significa che quel patrimonio è stato dilapidato in soli 5 anni.
Non accade a tutti ma questo ci dovrebbe far riflettere.
Sicuramente prima di ogni altro fattore, vi sono degli schemi mentali che ereditiamo dall’ambiente o che si formano nella nostra testa attraverso le nostre esperienze e cultura.
Chi vive per anni con uno stipendio da impiegato o operaio e che è solito fare i conti con bollette, rate e un piccolissimo gruzzoletto sul conto corrente, impara ad operare con i soldi con dei meccanismi precisi.
E quando lui entra in possesso di molti soldi, continua ad operare con quei meccanismi.
Qualcuno disse che se una ragiona da povero, continuerà ad essere povero anche se avesse un milione di euro.
Cosa fare quindi se si vince un milione di euro? Di sicuro le risposte valide potrebbero essere molte.
Ma distinguiamo subito alcuni aspetti.
E il più importante è la distinzione fra spesa e investimento.
Quale è la differenza?
Spesa è ciò per cui diamo dei soldi che finisce in un consumo immediato. Spendiamo per qualcosa che ci darà del godimento. Ovvero qualcosa che non permetterà di guadagnare altri soldi.
Inverimento è ciò per cui diamo dei soldi che non finisce in un consumo immediato. Spendiamento per qualcosa che ci permetterà di ottenere degli altri soldi.
Ovviamente è comprensibile che le 2 categorie succitate non sono degli assoluti. E’ impossibile che qualcosa che consumiamo non abbia anche delle caratteristiche che in un certo modo portino ad un vantaggio in termini di investimento ed è impossibile che un investimento non abbia anche un qualche connotato di godimento.
Se dovessi spendere i nostri soldi in una vacanza, questo sarebbe un puro godimento ma il ricaricare quelle batterie, il sentirsi bene porterebbe sicuramente un giovamento sulla nostra produttività.
Così come, parallelamente, il sapere di aver vincolato dei soldi in un fondo patrimoniale che incasserò fra 10 anni non potrà comunque non portare a sentirmi meglio. Fosse solo per il fatto di avere una sicurezza in più.
In ogni caso vincendo un milione di euro, bisognerebbe stare attenti a quanti giocattoli si comprano. E per giocattolo intendiamo spendere in cose che appagano il nostro piacere immediato ma non sono specificatamente destinate a produrre di più.
Comprarsi una nuova grande casa, una (o 2) nuove auto, il guardaroba nuovo, farsi una lunghissima vacanza in giro per il mondo, comprarsi Iphone, Ipad, Ipod, Inonsocos’altro, più televisori LCD da 1200 pollici in 8D e un’impianto stereo che quando lo accendi quelli al concerto degli ACDC a 20 km non sentono niente è qualcosa di bello.
Ma dopo poco avremmo bruciato una grande occasione: quella di fare il cambio di velocità nella propria vita.
La più grande ricchezza si possa avere è possedere strumenti di produzione.
Il primo, e il più importante, è la nostra capacità personale di produrre. Spessissimo questo è proprio fuori fuoco.
Investire su se stessi è quanto di meglio si possa fare sempre. E questo non significa solo andare a scuola e prendere 27 master. E’ in senso ampio. Qualche volta investire su se stessi significa anche trattarsi bene. In che potrebbe significare non trattarsi male, non ingurgitare troppe droghe o porcherie e via dicendo.
Poi ovviamente ci sono tanti altri strumenti di produzione. Imprese, locali, diritti d’autore, contratti, linee di comunicazione e via dicendo.
Il tutto molto diversificato a seconda dell’attività.
Vi andrebbe se ne parliamo con calma caso per caso?
Grazie per l’attenzione.